#paroledistoffa: "Second Hand. Una storia d'amore"

Il sottotitolo di questo bellissimo libro recita “Una storia d’amore”, e in effetti c’è questo, al centro del romanzo. La storia tra Richard e Theresa: lui, ragazzo perdigiorno titolare di un negozio di oggetti di seconda mano; lei, ragazza sensibile perseguitata dagli incubi del suo lavoro, che la porta a dover assistere – e spesso sopprimere – gli animali abbandonati.

Theresa però non c’è da subito. Prima ci sono Richard, la comodità e la sicurezza della sua piccola routine, il suo negozio, i suoi clienti quasi mai abituali e quasi mai convenzionali. I suoi pasti liofilizzati e la sua famiglia scalcagnata.

Ma soprattutto ci sono le sue – come le chiama lui – cianfrusaglie.

Che non sono semplici oggetti.

 

Personalmente, trovo che le cose nuove siano noiose. Non hanno storia, non vibrano. Mi sento più a mio agio con le cianfrusaglie, la roba di seconda mano. La parola stessa è rivelatrice: altre mani hanno toccato quell’oggetto. Pensate a tutte le cose che tocchiamo ogni giorno, ai milioni di piccoli legami che tengono insieme le nostre vite; pensate alle tazze, ai fermacravatta, alle sveglie, agli occhiali da sole, alle catene portachiavi, ai posacenere imbottiti. E se davvero tutte quelle cose assorbissero una minuscola scintilla di voi, come se il grasso delle vostre dita contenesse l’essenza della vostra anima? (…) Quando possiedi qualcosa che è appartenuto a un’altra persona, stabilisci un contatto segreto con lei, con il suo passato. È un modo per toccare una persona senza incasinarsi con i sentimenti. Ecco cosa rappresentano gli oggetti di seconda mano, per me. Ma ovviamente ci sarà sempre gente che si domanderà solo se quelle mani fossero lavate come si deve”.

 

Poi un giorno in negozio entra Theresa.

E tutto questo sistema di piccole certezze morbide viene stravolto. Gli spazi apparentemente pieni ma in realtà vuoti si riempiono di coccole, gatti, cene consumate fredde, film e – purtroppo – anche incubi. Perché Theresa fa un lavoro che la porta a soffrire, a somatizzare e a urlare durante la notte. Ma lasciarlo significherebbe abbandonare quei poveri animali. Richard prova a distoglierla standole vicino, ma non riesce ad evitare di ferirla ulteriormente, cosa che li fa allontanare.

Theresa e Richard si lasciano, e dopo qualche tempo lei tenta il suicidio, ma lui la salva.

La va a trovare appena in tempo pensando di consegnarle due sedie recuperate che starebbero benissimo nella sua cucina.

 

Il loro riavvicinamento ha il sapore di quei contatti segreti tra cose.

Perché in fondo la vita è un continuo sfiorarsi di dimensioni parallele. Di esigenze e di oggetti con cui (apparentemente o realmente?) soddisfarle.

 

Noi che lavoriamo con le cianfrusaglie, raccogliamo cose belle e cose brutte, cose bizzarre e cose eleganti, cose di valore e cose inutili, e a volte ci dimentichiamo la differenza, o facciamo finta di non saperla. Lo facciamo, beh.. perché non dovremmo? Ne abbiamo facoltà. I junker sanno che ognuno ha il diritto di attribuire alle cose il valore che vuole, che non siamo tenuti ad amare le cose che ci dicono di amare, e che è bello amare ciò che sembra non avere alcun valore”. 

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